Il Regno Unito ha deciso di introdurre il sistema CBAM per le proprie importazioni. Il sistema sarà attivo dal 1° gennaio 2027 e pare essere una sorta di fotocopia del meccanismo introdotto nell'Unione Europea. Per tutta una serie di voci doganali dei seguenti settori: - alluminio - ferro e acciaio - cemento - fertilizzanti - idrogeno le imprese britanniche saranno tenute a dichiarare la quantità di CO2 correlata alla produzione dei beni importati. Per il calcolo delle emissioni di CO2, gli importatori britannici potranno utilizzare dei valori di default (non ancora pubblicati) o quanto dichiarato dai fornitori esteri, ma in quest'ultimo caso i dati dovranno essere certificati da un soggetto accreditato dalle autorità britanniche (esattamente come avviene nell'Unione Europea). Alcune aziende italiane hanno già iniziato a ricevere, da parte dei propri clienti britannici, delle richieste di fornire i dati delle emissioni di CO2 legate alla produzione dei beni. Si tratta di informazioni molto difficili se non quasi impossibili da ottenere per coloro che non siano aziende siderurgiche; nel caso non fosse possibile recuperare i dati richiesti, bisognerà rispondere ai clienti che dovranno utilizzare i valori di default predisposti dalle loro autorità. A. Dotti (direttore)
Il Regno Unito ha deciso di introdurre il sistema CBAM per le proprie importazioni. Il sistema sarà attivo dal 1° gennaio 2027 e pare essere una sorta di fotocopia del meccanismo introdotto nell'Unione Europea. Per tutta una serie di voci doganali dei seguenti settori: - alluminio - ferro e acciaio - cemento - fertilizzanti - idrogeno le imprese britanniche saranno tenute a dichiarare la quantità di CO2 correlata alla produzione dei beni importati. Per il calcolo delle emissioni di CO2, gli importatori britannici potranno utilizzare dei valori di default (non ancora pubblicati) o quanto dichiarato dai fornitori esteri, ma in quest'ultimo caso i dati dovranno essere certificati da un soggetto accreditato dalle autorità britanniche (esattamente come avviene nell'Unione Europea). Alcune aziende italiane hanno già iniziato a ricevere, da parte dei propri clienti britannici, delle richieste di fornire i dati delle emissioni di CO2 legate alla produzione dei beni. Si tratta di informazioni molto difficili se non quasi impossibili da ottenere per coloro che non siano aziende siderurgiche; nel caso non fosse possibile recuperare i dati richiesti, bisognerà rispondere ai clienti che dovranno utilizzare i valori di default predisposti dalle loro autorità.
A. Dotti
(direttore)