Dopo la lettera del presidente USA Trump alla UE, con l’annuncio di dazi generalizzati al 30% a partire dal 1 agosto prossimo, tutti i mezzi di comunicazione si sono scatenati, alternando polemiche a previsioni più o meno funeste. Vediamo, quindi, di fare un po’ di chiarezza. L’annuncio di Trump è arrivato nel bel mezzo delle trattative in corso fra UE e USA, si concretizzerà fra un paio di settimane a meno che, nel frattempo, non si raggiunga un accordo. Per capire il quadro della situazione occorre conoscere i numeri in gioco (fonte: Eurostat) - Il commercio di beni e servizi tra l'UE e gli Stati Uniti è stato pari a 1,6 trilioni di euro nel 2023. - Sommando beni e servizi, il bilancio tra l'UE e gli Stati Uniti è equilibrato: la differenza tra le esportazioni dell'UE verso gli Stati Uniti e le esportazioni degli Stati Uniti verso l'UE era pari a 48 miliardi di euro nel 2023, ovvero solo il 3 % del commercio totale tra l'UE e gli Stati Uniti. - Il commercio bilaterale totale di beni tra l'UE e gli Stati Uniti ha raggiunto gli 851 miliardi di euro nel 2023. L'UE ha esportato beni per un valore di 503 miliardi di euro verso il mercato statunitense, mentre ha importato beni per un valore di 347 miliardi di euro; ciò ha determinato un surplus commerciale di beni pari a 157 miliardi di euro per l'UE. - Il commercio bilaterale totale di servizi tra l'UE e gli Stati Uniti ammontava a 746 miliardi di euro nel 2023. L'UE ha esportato servizi per un valore di 319 miliardi di euro verso gli Stati Uniti, mentre ha importato servizi per un valore di 427 miliardi di euro dagli Stati Uniti; con un disavanzo commerciale di servizi pari a 109 miliardi di euro per l'UE. - Le imprese dell'Unione Europea e quelle statunitensi hanno investito 4,7 trilioni di euro nei rispettivi mercati (dati del 2023). - Le esportazioni statunitensi di beni e servizi verso l'UE sostengono 2,3 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti, mentre gli investimenti delle imprese dell'UE negli Stati Uniti danno lavoro a 3,4 milioni di persone. - Dopo le sanzioni UE sul petrolio e sul gas russi, gli Stati Uniti hanno in parte sostituito la Russia come fonte di queste importazioni. Di conseguenza, nel 2024, petrolio e derivati sono stati i prodotti più esportati dagli Stati Uniti verso la UE, seguiti dai prodotti medici e farmaceutici. Per quanto riguarda l’export UE negli USA, nel 2024 i prodotti maggiormente esportati sono stati prodotti farmaceutici, medicinali, veicoli e motori. - Nel 2024 gli USA sono stati il principale mercato di sbocco dei beni UE (20,6% del totale), ma anche il secondo fornitore UE a livello mondiale (13,7% del totale). Alla luce dei dati sopra riportati, è evidente che è nell’interesse di tutti il raggiungimento di un accordo commerciale. Un dazio generalizzato del 30% potrebbe essere assorbito solo in piccola parte dalle imprese esportatrici, per cui si riverserebbe soprattutto sui consumatori USA. Il conseguente calo delle importazioni statunitensi di beni UE non potrebbe essere sostituito da produzioni interne, dato che gli Stati Uniti hanno da tempo delocalizzato all’estero parte della propria capacità produttiva. Non è nemmeno pensabile che eventuali investimenti esteri in stabilimenti produttivi USA possano concretizzarsi nell’arco di breve tempo, non fosse altro che per l’indisponibilità di manodopera qualificata (un problema diffuso negli Stati Uniti che lamentano la mancanza di circa un milione di tecnici e ingegneri e sono costretti a cercarli all’estero – fonte: CNBC). Inoltre, dato che i dazi addizionali USA colpiscono sostanzialmente la quasi totalità dei Paesi, non è nemmeno ipotizzabile che i beni UE possano venire facilmente rimpiazzati con altri. Come si può notare dai numeri sopra riportati, non vi sono solo le merci in gioco, ma anche i servizi, settore in cui gli USA vantano un notevole surplus verso l’Unione Europea. È facilmente ipotizzabile che un’eventuale guerra commerciale finirebbe per colpire anche questo comparto. Al di là delle voci più disparate di tanti poco informati che affollano notiziari e salottini mediatici, l’Unione Europea ha scelto di mantenere la calma, proseguendo lungo la strada del dialogo, ma allo stesso tempo preparando una serie di azioni di ritorsione da attuare in caso di mancato accordo, oltre che accelerando nella stipula di trattati commerciali con vari Paesi, quali quelli del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) e l’Indonesia. Per il momento si tratta e si continua a trattare, per cui occorre non farsi prendere dal panico e restare in attesa (come si dice in questi casi: “calma e gesso”). A. Dotti (Direttore)
Dopo la lettera del presidente USA Trump alla UE, con l’annuncio di dazi generalizzati al 30% a partire dal 1 agosto prossimo, tutti i mezzi di comunicazione si sono scatenati, alternando polemiche a previsioni più o meno funeste.
Vediamo, quindi, di fare un po’ di chiarezza.
L’annuncio di Trump è arrivato nel bel mezzo delle trattative in corso fra UE e USA, si concretizzerà fra un paio di settimane a meno che, nel frattempo, non si raggiunga un accordo.
Per capire il quadro della situazione occorre conoscere i numeri in gioco (fonte: Eurostat)
- Il commercio di beni e servizi tra l'UE e gli Stati Uniti è stato pari a 1,6 trilioni di euro nel 2023.
- Sommando beni e servizi, il bilancio tra l'UE e gli Stati Uniti è equilibrato: la differenza tra le esportazioni dell'UE verso gli Stati Uniti e le esportazioni degli Stati Uniti verso l'UE era pari a 48 miliardi di euro nel 2023, ovvero solo il 3 % del commercio totale tra l'UE e gli Stati Uniti.
- Il commercio bilaterale totale di beni tra l'UE e gli Stati Uniti ha raggiunto gli 851 miliardi di euro nel 2023. L'UE ha esportato beni per un valore di 503 miliardi di euro verso il mercato statunitense, mentre ha importato beni per un valore di 347 miliardi di euro; ciò ha determinato un surplus commerciale di beni pari a 157 miliardi di euro per l'UE.
- Il commercio bilaterale totale di servizi tra l'UE e gli Stati Uniti ammontava a 746 miliardi di euro nel 2023. L'UE ha esportato servizi per un valore di 319 miliardi di euro verso gli Stati Uniti, mentre ha importato servizi per un valore di 427 miliardi di euro dagli Stati Uniti; con un disavanzo commerciale di servizi pari a 109 miliardi di euro per l'UE.
- Le imprese dell'Unione Europea e quelle statunitensi hanno investito 4,7 trilioni di euro nei rispettivi mercati (dati del 2023).
- Le esportazioni statunitensi di beni e servizi verso l'UE sostengono 2,3 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti, mentre gli investimenti delle imprese dell'UE negli Stati Uniti danno lavoro a 3,4 milioni di persone.
- Dopo le sanzioni UE sul petrolio e sul gas russi, gli Stati Uniti hanno in parte sostituito la Russia come fonte di queste importazioni. Di conseguenza, nel 2024, petrolio e derivati sono stati i prodotti più esportati dagli Stati Uniti verso la UE, seguiti dai prodotti medici e farmaceutici.
Per quanto riguarda l’export UE negli USA, nel 2024 i prodotti maggiormente esportati sono stati prodotti farmaceutici, medicinali, veicoli e motori.
- Nel 2024 gli USA sono stati il principale mercato di sbocco dei beni UE (20,6% del totale), ma anche il secondo fornitore UE a livello mondiale (13,7% del totale).
Alla luce dei dati sopra riportati, è evidente che è nell’interesse di tutti il raggiungimento di un accordo commerciale.
Un dazio generalizzato del 30% potrebbe essere assorbito solo in piccola parte dalle imprese esportatrici, per cui si riverserebbe soprattutto sui consumatori USA.
Il conseguente calo delle importazioni statunitensi di beni UE non potrebbe essere sostituito da produzioni interne, dato che gli Stati Uniti hanno da tempo delocalizzato all’estero parte della propria capacità produttiva.
Non è nemmeno pensabile che eventuali investimenti esteri in stabilimenti produttivi USA possano concretizzarsi nell’arco di breve tempo, non fosse altro che per l’indisponibilità di manodopera qualificata (un problema diffuso negli Stati Uniti che lamentano la mancanza di circa un milione di tecnici e ingegneri e sono costretti a cercarli all’estero – fonte: CNBC).
Inoltre, dato che i dazi addizionali USA colpiscono sostanzialmente la quasi totalità dei Paesi, non è nemmeno ipotizzabile che i beni UE possano venire facilmente rimpiazzati con altri.
Come si può notare dai numeri sopra riportati, non vi sono solo le merci in gioco, ma anche i servizi, settore in cui gli USA vantano un notevole surplus verso l’Unione Europea.
È facilmente ipotizzabile che un’eventuale guerra commerciale finirebbe per colpire anche questo comparto.
Al di là delle voci più disparate di tanti poco informati che affollano notiziari e salottini mediatici, l’Unione Europea ha scelto di mantenere la calma, proseguendo lungo la strada del dialogo, ma allo stesso tempo preparando una serie di azioni di ritorsione da attuare in caso di mancato accordo, oltre che accelerando nella stipula di trattati commerciali con vari Paesi, quali quelli del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) e l’Indonesia.
Per il momento si tratta e si continua a trattare, per cui occorre non farsi prendere dal panico e restare in attesa (come si dice in questi casi: “calma e gesso”).
A. Dotti (Direttore)